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Parlare d' amore non è semplice. L' amore è l' essenza stessa della nostra forza vitale, anche quando ci conduce alla sofferenza, perché è proprio grazie ad essa che evolviamo nel nostro processo di crescita interiore. La nostra però è una società nella quale i sentimenti spesso vengono vissuti come minacce dalle quali fuggire impauriti, preferendo la “sicurezza” di un vivere superficiale che si limita a lambire i sentimenti, tutt’al più li evoca, ma senza mai penetrare davvero in essi. Moltissime persone parlano d’amore perché vogliono l’amore, allora lo sviscerano e lo analizzano in tutti i suoi aspetti, come se l’amore potesse essere ridotto ad un oggetto, ad uno strumento con relativo foglio di istruzioni da leggere e studiare: è sufficiente scorrere le pagine delle riviste che propongono articoli di “istruzione” del genere: “Capire l’amore in 5 mosse”. Eppure mi accorgo che quegli stessi uomini e donne che bramano l’amore, spesso non si dispongono ad offrirlo, a donarlo e a donarsi apertamente, perché hanno paura, paura di soffrire…quando finirà. Fabrizio, con la sua innata leggerezza e semplicità, tipica delle persone profonde, ci ha fatto dono in modo amorevole di una raccolta di sue poesie che mi ha emozionato e reso felice, risucchiandomi in un vortice di sensazioni indescrivibili. Tra le sue righe ho ritrovato il talento di un ricercatore intento ad indagare il senso delle emozioni autentiche dell’animo umano, una persona con il suo amore sincero verso le donne, privo di retro pensieri, preconcetti e pregiudizi, e proprio per questo universale. Tra i brani magistralmente letti da un’attrice ieri sera, in occasione della presentazione ufficiale del libro di fronte ad una moltitudine di persone che hanno occupato ogni angolo della magnifica “sala Docens” di Ascoli Piceno, ne ho scelto uno, nella cui intensità mi sono dapprima perso, per poi ritrovarmi in un susseguirsi di vuoto e di pieno d’animo. E, a giudicare dai volti e dal respiro di chi mi stava intorno, non sono stato il solo.
Lascia che sia marea
Ed allora…
Ed allora lascia…
Ed allora lascia che sia marea.
Lascia che la risacca allarghi i suoi confini,
che il termine e l’inizio del mare si confondano.
Permetti a questa mano di intrecciarsi con la tua.
Ed allora…
Ed allora lascia che sia marea.
Marea di sangue e di saliva
tremore tremendo, scoprendo il tuo corpo.
Aspro stupore nell’averlo scoperto.
Lascia che sia marea.
Lascia che le mie braccia
ti leghino a questo attimo.
Riflusso di saliva e di sangue.
Tremendo stupore, lasciando il tuo corpo.
Aspro tremore nell’averlo lasciato.
Ed allora…
Ed allora lascia che sia marea.
Lascia che la marea spazzi via
il nostro peccato,
che mondi la carne
lasciata ad asciugare alla luna.
FABRIZIO CIPOLLINI, "L'IMITAZIONE DEL SILENZIO", PAOLETTI D'ISIDORI CAPPONI EDITORI
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