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Approfitto del post inviato da Fabrizio, per esternare un punto di vista che, credo, sia importante per quanti decidono di leggere le pagine del mio blog.
Ho riflettuto a lungo se proporre o meno il post che riporto di seguito, e non solo per il profondo imbarazzo provato nel leggerlo. Si tratta piuttosto di un mio convincimento legato al fatto che non mi sento un maestro, inteso nel senso classico del termine. Quello che cerco di fare, più o meno bene, sia nella vita privata che nel lavoro, ma anche attraverso i miei interventi in questo spazio, è condividere le mie esperienze e i miei percorsi di ricerca con gli altri e, dagli altri, apprendere in ogni momento, in una sorta di processo osmotico inarrestabile. In tal modo, ciascuno di noi sperimenta la gioia di diventare allievo e maestro di se stesso e, dall’esperienza, ma anche dal porsi le giuste domande, costruire il suo percorso di sviluppo.
Quando si è pronti, il maestro dentro di noi appare. Ecco che la linea retta diventa cerchio.
Grazie Fabrizio.

Durante un discorso di Dharma, Zhaozhou disse: "Nel momenento in cui cercate di applicare la mente in questo modo o in quel modo, avete già perduto il fatto". A quel punto un monaco chiese: "E se non cerco di applicare la mente, che ne dite?". Zhaozhou colpì tre volte il monaco e disse: "Ho tradito le tue aspettative, eh?"
Maestro Zen Zhaozhou
"Quando l'allievo è pronto, il maestro appare", avevo appena conosciuto Giuseppe al corso di tecniche avanzate di vendita e questa sua frase mi colpì molto. Non furono solo le sue parole a colpirmi, anche la sua filosofia di vita che traspariva dalla sua attività di coach. Giuseppe, per chi lo conosce, è un uragano, riesce a spazzare le nuvole negative e far apparire il sole anche quando sembra non ci sia più. "Quando l'allievo è pronto, il maestro appare" è un proverbio giapponese e come tutti i proverbi ha la capacità di essere di più di quello che sembra. E' una piccola bomba intellettuale a scoppio ritardato, chiunque può capire che c'è più di quello che appare a prima vista. La prima interpretazione è quella che quando una persona è pronta per imparare delle cose nuove, trova sempre un maestro capace di insegnargliele. Ma questa è solo una delle possibili interpretazioni, ed è anche molto bella perchè legata a ciò che viene detto comunemente pensiero positivo, cioè quella filosofia di vita che asserisce che siano i nostri pensieri ad attirarci le cose belle e le cose cattive. Ma il proverbio giapponese, ha, secondo me, un altro significato, molto bello e pregnante. Quando abbiamo imparato a fare le cose bene e nel modo giusto, questa nostra capacità riecheggia ed imita gli insegnamenti di chi ce lo ha permesso. Ciò è davvero meraviglioso. Sapere che aver raggiunto la perfezione, grazie agli insegnamenti dei nostri "maestri", non solo è una forma di rispetto e di omaggio verso costoro, ma anche di ringraziamento. Così la tradizione diviene eredità e noi ci impegnamo ad essere maestri di qualcuno a cui, quando sarà pronto, appariremo. La linea retta diviene cerchio ed armonia.
Fabrizio Cipollini
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"E' impossibile manipolare lo scheletro o qualsiasi altra struttura fisica
per influire solo su muscoli od organi particolari. Tali parti sono unicamente
concetti della nostra mente cosciente.
Concentrarci su una parte ci permette solo apparentemente di agire su
di essa. L’intero sbiadisce sullo sfondo quando noi focalizziamo solo una
parte, ma l’intero continua comunque ad esistere. Ciò che succede è che
l’intero diventa invisibile alla mente conscia.
Spesso un problema fisico appare in una parte del corpo e si può avere
l’impressione che quella sia l’unica a soffrirne; il problema in realtà
esiste nel corpo come intero".
Shizuto Masunaga
Da alcuni anni la mia ricerca è indirizzata al campo del benessere. Come ogni ricerca, all’inizio vi sono pochissime certezze, qualche assunto di base ed infinite strade da poter percorrere. La mia attenzione è stata inizialmente catturata dal ben-essere di tipo psichico, che scaturisce dal buon uso di una serie di tecniche e di strumenti i quali, partendo dalla conoscenza di sé e da una migliore comprensione degli altri, possono farci sentire “bene”. Tuttavia, con il passare degli anni, con le esperienze professionali e personali, mi sono reso conto che al processo mancavano alcune parti. Provavo una sensazione di incompletezza nel parlare di mente disgiunta dal corpo. Con la spinta motivazionale data dalla curiosità, ho iniziato ad affiancare alla pratica delle arti marziali, studi e sperimentazioni inerenti le discipline bio-naturali, a volte impropriamente chiamate “medicine naturali”. Il tutto nella speranza di trovare una via per il raggiungimento del "benessere globale” della persona e non certo di cure intese nel senso tradizionale del termine, delle quali si occupa la medicina tradizionale detta anche “ allopatica”. Lentamente si è fatta strada in me la consapevolezza che il nostro stato psicofisico è in realtà influenzato dai nostri sensi, dai nostri stati mentali, dalle emozioni, dalle sostanze che immettiamo al nostro interno, ma anche da come alleniamo il nostro corpo e la nostra mente. Se pensiamo, ad esempio, che uno stato di gioia produce endorfine che stimolano il nostro sistema immunitario, mentre quando siamo ansiosi o stressati cortisolo - oppure adrenalina se siamo spaventati -, comprendiamo come, pratiche legate allo sviluppo dell’elasticità corporea, della capacità di autoriflessione, o la capacità di arrivare a scegliere gli alimenti più corretti per il nostro corpo, possono condurre ciascuno di noi a sperimentare un reale e totale stato di benessere. Tuttavia di giorno in giorno,con il progredire delle mie ricerche, divento sempre più consapevole di quanto sia difficile operare cercando di fare chiarezza in ambiti di grande complessità come quelli che mi appassionano. Ciò che continua a spronarmi nel continuare a percorrere questa via è la convinzione che quando la mente è naturalmente serena, e il corpo funziona all’unisono con essa, tutto è possibile e nulla ci è precluso.
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I su e giu' della vita "Spero di rivederti presto", aggiunse il vecchio. "Mi ha fatto piacere la tua visita." Con ciò, gli strinse la mano e lo salutò. Il giovane era molto deluso all'idea di dover lasciare quel luogo splendido, ma si sentiva incoraggiato da quello che aveva trovato. Si disse che, in futuro, avrebbe guardato il lavoro e l'esistenza con occhi diversi. E sperava di riuscire a considerare il luogo in cui attualmente viveva come un'opportunità per scoprire quel lato positivo che si nasconde in ogni momento di crisi: solo così avrebbe potuto miglioirare le cose. Spencer Johnson, M.D. (Sperling & Kupfer)
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