Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: equilibrio


SERENITA' di Fabrizio Cipollini
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Per trovare la pace interiore, pratica l’autocontrollo; non disperdere le tue energie, ma tienile a freno e dirigile in modo utile

(Swami Kriyananda)

 

 

 

 

 

 

 

Sei tu al comando della tua vita.

Sei tu quello che decide oggi cosa sarai tu domani.

Non devi sminuire il presente, perché il presente è il tetto della casa che hai iniziato a costruire ieri e le fondamenta di quella che finirai domani.

Senza progetto però non puoi costruire niente.

La vita non ti permette di tornare indietro, per questo è necessario ponderare ogni azione.

Serve autocontrollo, ma autocontrollo vuol dire capacità di rispettare il progetto che tu hai di te.

Il tuo autocontrollo non deve però impedirti di agire.

È tramite l’azione che tu puoi divenire quello che hai progettato.

È l’azione che ti permette di evolverti.

Certe volte non ti piaci.

Certe volte sembra che la vita non abbia un posto per te.

Allora agisci per rabbia.

Allora agisci per disperazione.

Così facendo, però, non costruisci niente, e distruggi quello che fino ad adesso hai eretto.

Cosa ti rimane passato il temporale della rabbia ?

Cosa ti rimane dopo l’uragano della disperazione ?

Solo rovine.

Quelle peggiori sono le rovine di te.

Dopo la rabbia e dopo la disperazione devi rimetterti a costruire di nuovo il progetto di te  e scopri che hai perso tempo per tornare al punto di partenza.

Hai agito, ma hai agito prima per distruggere e poi per ricostruire.

Ma non ti sei mosso.

Hai sprecato le tue energie.

Pensaci !!!

Se impari a non seguire la via della rabbia e della disperazione, però avrai capito cosa vuol dire dirigere le tue energie in modo utile.

 

 

Fabrzio Cipollini

(Appunti su una pagina di "I segreti della pace interiore" di Sweami Kriyananda)

 

 





VIBRAZIONI NATURALI

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                                Dipinto di Carla Pierandrei - "I KING e la pittura"

Spesso mi scrivono per chiedere consigli su cosa fare in merito ad una scelta da compiere. “Ho questa confusione” mi dicono, “ da una parte vorrei questo, dall’altra…” Oppure “io so che questa non è la cosa ideale per me, ma…”  E’ questo l’eterno conflitto dell’uomo, tutto proteso alla ricerca della formula magica per la felicità, senza magari considerare ciò che è realmente giusto per se stessi. Tuttavia, per continuare ad evolversi e a progredire nella nostra vita, è indispensabile iniziare a comprendere il significato più profondo delle nostre richieste, valutando, attimo per attimo, quali sono le migliori opzioni che possono condurci al vivere in piena armonia. Se ci fermiamo semplicemente a riflettere su cosa stiamo facendo, si rischia di rifugiarsi in qualcosa che assomiglia ad un semplice “placebo emozionale”, capace di sedare solo temporaneamente la nostra ansia, trascurando le vibrazioni interne naturali, perdendo la sintonia con noi stessi e con chi ci circonda. Se infatti desideriamo ciò che è solo apparentemente giusto per noi, creiamo un conflitto, spesso inconscio, tra bisogni e desideri autentici, con effetti negativi anche sulla nostra salute. Pensiamo all’aumento dei casi cosiddetti “depressivi”, alle crisi di panico, alla strisciante malinconia, alle insicurezze di varia natura. Nella nostra nazione si stima che circa un quarto della popolazione si considera afflitta da una qualche forma depressiva, con una incidenza doppia nelle donne. Ciò è la riprova che i segnali che inviamo attraverso il nostro cervello al nostro corpo, sono talvolta in conflitto con i bisogni realmente avvertiti al nostro interno. E’ come se ci fossero più spinte dentro ciascuno di noi verso due direzioni diverse, una più sana, una totalmente insana e nociva. E’ noto che ogni persona ha delle caratteristiche psicofisiche diverse; c’è chi ad esempio è estroverso, pieno di energia, pronto a cogliere ogni stimolo per sperimentare sensazioni ed emozioni nuove. Qualcun altro è più introverso, lento all’azione, votato alla riflessione estrema, convinto che tutto potrebbe andare meglio. Tuttavia ciascuno è alla ricerca del proprio equilibrio e della propria felicità, nel mutamento costante. Ma se rispetto alle nostre caratteristiche opponiamo ritmi, desideri, aspirazioni, motivazioni, pressioni psicologiche innaturali, non armoniche con noi stessi e con chi ci circonda, ecco che creiamo i presupposti per un processo involutivo e non evolutivo, quale quello a cui tutti noi dovremmo tendere. Per intraprendere la strada della consapevolezza, dovremmo attribuire valore alla Vita, a ciò che si fa e che si è, accogliendo le nostre imperfezioni, coltivando le nostre passioni che alimentano il senso di armonia, rinunciando, se è il caso, a tutto ciò che percepiamo essere incoerente con il nostro percorso di crescita. La naturalità parte da noi e si irradia agli altri e, in questo percorso, scoprire una serenità tale da permetterci di essere sufficientemente sereni dal poter scegliere ciò che è giusto per noi.

 

 





INTERPRETARE

 

L’interpretazione dei fatti nella semplice sequenza causa-effeto, talvolta ci priva di una grande possibilità di crescita. “Quella persona mi ha detto questa cosa, per cui starà pensando che…” oppure, “si è comportato in questo modo, significa che…” sono esempi di associazioni frettolose a volte dense di preconcetti, pregiudizi, finanche preoccupazioni.

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Non dico che non bisogna  cercare il senso di un’azione, di un fatto che ci accade, di un momento vissuto, tutt’altro!

Occorre forse aprire ancora di più la mente e in una prima fase semplicemente sospendere il giudizio, senza pensare che quella determinata cosa sia così come appare.

 

Non interpretare, non aspettarsi nulla, e scoprire all’improvviso che ogni cosa può essere carica di meraviglia. Ma attenzione, non ci sono scorciatoie, il viaggio è lungo…  dura tutta una vita.

 

 

UNA STORIA, NIENT'ALTRO...

 

Un uomo aveva un bellissimo cavallo, era così raro che perfino gli imperatori gli avevano chiesto di comprarlo - a qualsiasi prezzo - ma lui aveva rifiutato. Poi un mattino, l’uomo scoprì che gli era stato rubato.

 

L’intero villaggio accorse per consolarlo: “Che sfortuna! Avresti potuto ricavarne ricchezze, ma tu sei stato testardo e stupido. E ora il cavallo ti è stato rubato”.

 

Ma il vecchio rise e disse: “Non dite assurdità! Dite solo che il cavallo non è più nella stalla. Lasciamo che sia il futuro a decidere… stiamo a vedere!”.

 

E accadde: quindici giorni dopo il cavallo tornò, e non era solo,  portò con sé una dozzina di cavalli selvaggi. Di nuovo il villaggio si riunì e tutti commentarono: “Il vecchio aveva ragione! Il cavallo è tornato insieme a dodici altri, tutti bellissimi. Ora potrà guadagnare una fortuna!” Tornarono dal vecchio e dissero: “Scusaci. Non siamo in grado di prevedere il futuro e le vie del Signore, ma tu sei incredibile! Sapevi cosa sarebbe accaduto; devi avere intuizioni sul futuro”.

 

Lui rispose: “Assurdità!” Tutto ciò che so è che adesso il cavallo è tornato con altri dodici stalloni. Nessuno può sapere ciò che accadrà domani”.

 

E il giorno successivo accadde questo: l’unico figlio di quel vecchio contadino, tentando di domare uno dei nuovi stalloni cadde malamente e si ruppe le gambe. Ancora una volta l’intero villaggio accorse e commentò: “Non si può mai dire. Avevi ragione; si è rivelata una vera maledizione. Forse era meglio che quel cavallo non tornasse. Adesso tuo figlio rimarrà storpio per tuta la vita”.

 

Il vecchio disse: “non saltate a conclusioni! Aspettiamo e vediamo cosa accadrà. Dite solo che mio figlio si è rotto le gambe, tutto qui”.

 

Quindici giorni dopo accadde che tutti i giovani del villaggio venissero arruolati a forza dallo stato, perché il paese era sceso in guerra. Solo il figlio del vecchio fu risparmiato, perché inutile.

Tutti si riunirono e dissero: “I nostri figli sono perduti! Per lo meno il tuo è rimasto. Storpio,  ma vivo!

I nostri figli sono in guerra e il nemico è molto forte; di certo verranno uccisi. Nella nostra vecchiaia non avremo nessuno che si prenda cura di noi, tu perlomeno hai un figlio, e forse guarirà”.

 

Ma il vecchio disse: “ Dite solo questo: i vostri figli sono stati arruolati dallo stato,

il mio è stato risparmiato, ma non tirate conclusioni”.

 

 

 





FOCALIZZARE

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Ogni qualvolta ci addentriamo nei nostri pensieri, positivi o meno che siano, compiamo un processo di analisi. In questo processo risulta di fondamentale importanza arrivare a porsi delle buone domande, senza le quali difficilmente arriveranno buone risposte.

Ma come si fa ad essere sicuri che le domande sono quelle corrette per noi?

Nel condurre questa esperienza di ricerca, credo sia bene tenere conto del fatto che solo attraverso il passaggio all’applicazione pratica di ciò che si pensa sia giusto, arriverà la risposta corretta ai nostri quesiti. Moltissime cose le possiamo leggere sui libri, molte altre possono essere apprese attraverso l’insegnamento, ma l’esperienza concreta è la sola cosa che può confermare o meno le nostre supposizioni. Vi sono però alcuni pericoli insiti in questo tipo di ricerca, che potrebbero condurci a produrre azioni non in linea con i nostri valori. Per attenuare i rischi connaturati in questa scelta, occorre stabilire una “direzione” verso la quale tendere e, di conseguenza, concentrare tutti i nostri sforzi per raggiungere quella determinata condizione desiderata, allenandosi a vivere la realtà in modo diverso, andando al di là del pensare ciò che è bello e comodo e ciò che non lo è, abbandonando la tentazione di soffermarsi al mero calcolo fine a se stesso.

Qualche giorno fa, ho scritto un post scaturito da una mia riflessione circa la direzione da me desiderata e verso la quale sto profondendo tutti i miei sforzi. Ciascuno di noi può avere dei dubbi, dei ripensamenti, delle difficoltà a lasciare andare determinati attaccamenti o abitudini consolidate. In questo genere di “allenamento”,  se non si arriva a porsi una serie di domande che possano indagare direzioni diverse, non riconosceremo mai quelle  “fissazioni” che ci impediscono di andare oltre, che poi sono quelle dalle quali difficilmente riusciamo a distaccarci.

Ad esempio, nella mia attività professionale, io immagino i miei clienti in modo armonioso, positivi, allegri, anche se in quel preciso momento non lo sono affatto. Questa non è a sua volta una “fissazione” nel cercare di ottenere un effetto immediato, ma lo sforzo di creare la condizione di vedere la persona che ha un problema da risolvere e, contestualmente, la sua forza interna e le capacità insite in quella stessa persona potenzialmente in grado di trovare una soluzione valida per se stessa. Questo modo di percepire la realtà potrebbe essere esteso ad ogni ambito di vita, in famiglia ad esempio, cercando di andare oltre ciò che in quel preciso momento ci appare di quella persona; pensarla positiva anche in un’affermazione o una esclamazione che può toccarci in modo profondo. L’immaginazione consapevole non è fantasia, ma l’utilizzazione massima della capacità di sentire, decidendo cosa si vuol sentire per comprendere a fondo da dove prende origine un certo pensiero ma anche per scavare nella profondità di noi stessi.

 





VITA IN DIVENIRE

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Mi osservo, seduto in giardino ai piedi di un acero, rassicurante nella sua immensa chioma, vivo nelle svariate tonalità che dal verde intenso degradano fino ai colori più chiari. Per quanto io mi sforzi di focalizzare un solo punto, una sola foglia dell’insieme, il vento cambia la situazione iniziale, la modifica, mi distoglie da quell’immagine statica fissata per un solo attimo nella mia mente.

Un albero. Cos’è un albero?

Da un punto di vista biologico è un essere vivente, al pari di un cavallo o di una farfalla. Qualcosa che esprime la sua forza, la sua natura il suo essere vivo e perfettamente in grado, come tutti gli esseri viventi su questo pianeta, di autoregolarsi, di rispondere agli stimoli esterni, di crescere, di svilupparsi, di riprodursi e di adattarsi alle sollecitazioni ambientali. In effetti, tutti gli organismi viventi hanno in comune il fatto che sono costituiti da unità di base che sono poi le cellule.

Socchiudo gli occhi, nello scorrere incessante dei pensieri, provo a conservare quell’immagine.

Li riapro, sposto lo sguardo a livello più ampio, fino ad abbracciare tutta la chioma e la sensazione si modifica.

Ma allora cosa vediamo noi in ogni istante? Possiamo forse arrivare a toccare l’essenza più profonda di un albero, un essere vivente, che cambia e muta il suo equilibrio in modo dinamico, pur nella sua stabilità?

Qualche tempo fa quello stesso albero era spoglio, immerso in un sonno apparente, ed ora eccolo qui, rigoglioso nella sua infinita potenza. Tra qualche mese le foglie cambieranno inesorabilmente di colore, per poi diventare secche, prive di vita, e cadere. Tuttavia, da quella perdita, si genererà nuova crescita con la vittoria della stessa natura sul tempo.

Così, ogni cosa esistente nell’Universo, dalle galassie, ai pianeti, alle luci  di minuscole stelle solitarie osservabili ad occhio nudo, come ogni cellula del nostro corpo, tutto è in costante inarrestabile trasformazione. Solo l’uomo è cosciente di tale infinita grandezza, ma talvolta rifugge questa consapevolezza, desiderando e rincorrendo condizioni che poco o nulla hanno a che vedere con la felicità autentica, ancorati alla staticità piuttosto che rivolti al cambiamento. Si pensi ai piccoli desideri, alla non accettazione anche momentanea di particolari condizioni fisiche e psichiche. C’è chi vorrebbe vivere la vita pensando di poter sfuggire alle regole naturali insite nella vita stessa. Ma la trasformazione, così come il cambiamento, è uno dei principi universali fondamentali dell’universo e, nell’albero, ritrovo la splendida capacità di quell’essere vivente di accettare, senza subirla, la realtà. E’ proprio nella ricerca del senso di quella trasformazione e dei significati più profondi che la vita ci palesa nel suo divenire, che io ricerco  la via per l’utilizzo positivo di quelle esperienze, per non subire passivamente e senza reazione ciò che accade ma, libero dagli attaccamenti, utilizzare l’unica possibilità fornita a noi essere umani di stabilire un punto di partenza per il cambiamento.

 




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Giuseppe Zanghi
Seguendo il suo istinto si dedica alla ricerca in ambito psicosociale, interessandosi inizialmente ...
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I su e giu' della vita
"Spero di rivederti presto", aggiunse il vecchio. "Mi ha fatto piacere la tua visita." Con ciò, gli strinse la mano e lo salutò. Il giovane era molto deluso all'idea di dover lasciare quel luogo splendido, ma si sentiva incoraggiato da quello che aveva trovato. Si disse che, in futuro, avrebbe guardato il lavoro e l'esistenza con occhi diversi. E sperava di riuscire a considerare il luogo in cui attualmente viveva come un'opportunità per scoprire quel lato positivo che si nasconde in ogni momento di crisi: solo così avrebbe potuto miglioirare le cose.
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