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Tra le notizie curiose di oggi - questa è battuta dalla Reuters - c’è che un hotel di Madrid, prossimo alla ristrutturazione, ha dato la possibilità a un gruppo di manager, bancari, insegnanti e altri lavoratori, di distruggere (con mazze e quant’altro) le stanze da ristrutturare.
I prescelti (dopo attenta selezione basata su prove tipo: picchiare un manichino raffigurante un superiore, il capoufficio) si sono detti soddisfatti dell’esperienza, che andrebbe – secondo loro – ripetuta di mese in mese, per poter allontanare lo stress accumulato sul lavoro, in casa, nella vita.
Quanti, tra fotografi giornalisti e operai, hanno assistito alla demolizione sono rimasti esterrefatti e divertiti di fronte alla ferocia distruttiva dei partecipanti.
Il risultato è che da oggi, negli uffici spagnoli, ci saranno 100 lavoratori meno stressati.
O 100 lavoratori in meno? Che hanno deciso magari di non subire più e di lasciare su due piedi l’azienda, la banca, la scuola, una volta ritemprati dallo sfogo, e lasciate sotto le macerie delle stanze d’albergo la rabbia e la frustrazione accumulate in ore giorni e anni di lavoro…!
Queste liberazioni possono aiutare sì, ma il rischio è che l’effetto sia momentaneo.
Sollevarsi dal peso dello stress richiede tempo e costanza, lavoro su di sé e impegno.
Caso mediatico a parte, è utile riflettere su un dato: lo stress cattivo spinge gli individui al limite, al limite della tenuta del loro equilibrio psico-fisico, tant’è che lo stress da lavoro è ormai diventato una vera e propria malattia sociale, con il suo carico di ripercussioni sulla vita famigliare e intima di chi ne è sopraffatto. Un altro dei costi della società del Benessere.
Per approfondire, leggi gli articoli sullo stress 1 e 2.
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