Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: riflessioni


LE MILLE FACCE DELL'AMORE
L'amore ha mille sfaccettature, si sa. Non esiste un solo amore, e nessuno è mai uguale all'altro. A volte si trasformano, si evolvono, raramente finiscono completamente. Tuttavia, se è stato amore autentico, rimane dentro di noi e, in un qualche momento della vita, riaffiora dolcemente o prepotentemente, per una frazione di secondo, per un giorno, per un mese. Il segreto risiede nella immensa capacità che tutti noi abbiamo di amare e che ci è stata donata con... Amore.

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CRESCERE?

Piccoli e grandi elettrodomestici, oggetti, mobili e mobiletti, vestiti, scarpe, scatole di ogni tipo. Sono alcuni degli oggetti che ci circondano. Nel posto in cui vivo la raccolta differenziata “porta a porta” è già da tempo una realtà. Tuttavia mentre mi dedico alla suddivisione di ciò che smaltiamo in famiglia, penso alla fine che faranno tutte le cose che inserisco nel contenitore dell’indifferenziato. Con tutta probabilità quegli oggetti confluiranno inesorabilmente in qualche discarica, in una ferita, l’ennesima inflitta alla natura. Sebbene di enorme importanza, il riciclaggio non potrà mai essere totale. La stessa cosa vale per il processo di antropizzazione al quale sottoponiamo il nostro ambiente, ossia quell'irrefrenabile desiderio degli uomini di modificare l'ambiente per renderlo più consono ai propri fini.

Crescere all’infinito, è la soluzione a tutti i problemi del genere umano?  A giudicare da quanto riportato nell’inquietante intervista al professor Frank Fenner si direbbe proprio di no.


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SCRIVERE di Fabrizio Cipollini
indice/immagini/post_immagini/moleskine Scrivere è trascrivere. Anche quando inventa, uno scrittore trascrive storie e cose di cui la vita lo ha reso partecipe: senza certi volti, certi eventi grandi o minimi, certi personaggi, certe luci, certe ombre, certi paesaggi, certi momenti di felicità e disperazione, tante pagine non sarebbero nate.

(Claudio Magris)



C’è una cosa che non mi piace quando le persone scoprono che “scrivi” e che hai pubblicato anche dei libri. E’ un atteggiamento che promana sempre da una frase che, bene o male, inizia sempre così: “Davvero ? Complimenti !! Beato te ! Anche a me piacerebbe scrivere, ma non sono capace.” Non è la frase in sé per sé che non mi piace, è l’idea alla base della stessa: l’autoconvinzione di non essere capace a far qualcosa. Di solito, cerco di illustrare al mio interlocutore che il saper scrivere non è un dono divino e che, sempre, è il frutto di una passione coltivata ed allenata consapevolmente, mettendo in sinergia mente e cuore. Nessuno di noi nasce, per esempio, con la capacità di essere un Coppi o un Bartali. Anzi non sappiamo neanche andare in bicicletta e, quando ce la regalano, paghiamo il nostro tributo di sangue in cadute e ginocchia sbucciate prima di iniziare a far girare i pedali restando in equilibrio. Ovviamente non tutti coloro che sanno andare in bicicletta sono automaticamente Coppi o Bartali, ma alcuni ce la fanno. Eppure senza essere un Coppi o un Bartali, si può essere un Pantani, un Chiappucci, un Moser, un Saronni e potrei snocciolare nomi di valenti e vincenti ciclisti. Se voglio diventare un campione di ciclismo, dovrò avere in mente l’immagine del mio campione di ciclismo e cercare di imitarlo. Lo stesso è nello “scrivere”: bisogna leggere molto e trovare il proprio modello di scrittore, perché quello che va bene per me, potrebbe non andare bene per un altro. Già a questo punto, i più continuano a crogiolarsi nella loro convinzione limitante e trovano mille scuse per non mettersi alla prova e fare il primo passo per superarlo. Ovviamente indorano la pillola, magari facendomi dei complimenti, e cercano di portare il discorso da un’altra parte. A questo punto, con la maggioranza dei miei interlocutori, lascio che il discorso parta da dove vogliono loro, ma se incontro qualcuno che mi ha trasmesso dei segnali forti della sua voglia di poter scrivere, allora riporto il discorso sulla scrittura e tiro fuori dalla mia valigetta una copia de “il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach e chiedo a questa persona di leggermi ad alta voce un passo emblematico che ho sottolineato con l’evidenziatore giallo. Il brano inizia con queste parole: “ La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov'è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta man giare.” E finisce con una domanda : “Perché non puoi essere un gabbiano come gli altri, Jonathan ?”.Questo estratto dal capolavoro di Bach di solito non ha bisogno di commenti o di spiegazioni ulteriori, perché, da solo, è capace di emozionare positivamente. A me basta vedere quella luce negli occhi della persona, ed è a forma di gabbiano. Un gabbiano che ha deciso di non essere più come gli altri e che ha scelto il volare invece del mangiare.Certo questo è il primo passo, ma, spesso è il più importante.





IL NOSTRO SOSTEGNO PER GLI HAITIANI

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Di fronte a immagini come queste, ogni frase rischia di trasformarsi in retorica senza senso. E' invece importante agire.

Aiutiamoli attraverso un sostegno anche economico, inviando un semplice Sms al numero 48540 e 48541 istituito dalla Croce Rossa.

 

GRAZIE.





UN MONDO DI AUGURI

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Percepire il mondo che ci circonda come una unica, meravigliosa cosa.

Provare a cogliere la bellezza della Natura nella quale siamo immersi, annullare le barriere di pensiero, arrivando ad ascoltare il ritmo di un unico grande respiro, che ci avvolge in modo caldo, accogliente e rassicurante.

Sentirsi protetti, fiduciosi ed in armonia con noi stessi e quindi con gli altri nell'affrontare le sfide del Nuovo Anno oramai alle porte.

 

Questo è ciò che sento di augurare a tutti voi, cari amici.

 

 

SERENO NATALE

e

FELICE ANNO NUOVO

 






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Giuseppe Zanghi
Seguendo il suo istinto si dedica alla ricerca in ambito psicosociale, interessandosi inizialmente ...
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I su e giu' della vita
"Spero di rivederti presto", aggiunse il vecchio. "Mi ha fatto piacere la tua visita." Con ciò, gli strinse la mano e lo salutò. Il giovane era molto deluso all'idea di dover lasciare quel luogo splendido, ma si sentiva incoraggiato da quello che aveva trovato. Si disse che, in futuro, avrebbe guardato il lavoro e l'esistenza con occhi diversi. E sperava di riuscire a considerare il luogo in cui attualmente viveva come un'opportunità per scoprire quel lato positivo che si nasconde in ogni momento di crisi: solo così avrebbe potuto miglioirare le cose.
Spencer Johnson, M.D. (Sperling & Kupfer)
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