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Il dipinto è del Maestro Francesco Musante e si intitola "Io, tu, la luna"
Era un po’ che non vi proponevo una poesia di Fabrizio.
Ne ho scelto una capace di lasciarmi stupito come un bambino di fronte all’ennesimo trucco visto mille volte di un mago conosciuto, ma comunque in grado di emozionare come la prima volta.
C’e sempre un motivo per amare ogni donna
C’è sempre un motivo per amare ogni donna,
perché ogni donna è un piccolo passo da fare per ritrovarsi,
un enigma troppo breve da decifrare per liberarsi,
un minuscolo frammento di verità da ricomporre.
C’è sempre un motivo per notare i piccoli particolari di ogni
donna, perché ogni donna sarà sempre avanti di almeno
una mossa e ci sarà sempre almeno un incrocio
da attraversare per raggiungerla.
C’è sempre un motivo per ragionare su ogni donna,
perché ogni donna è in grado di tenerti sveglio tutta la
notte a tentare di capirla.
C’è sempre un motivo per amare tutte le donne in ogni
donna, perché ognuna è la somma di tutte
e tutte sono la moltiplicazione dell’universo.
C’è sempre un motivo per amare ogni donna in tutte
le donne.
Farizio Cipollini
Tratto da :“L’imitazione del silenzio” – Paoletti D’Isidori Cantoni Editori
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Questa sera un pensiero più presente degli altri,
mi porta a cercare il significato di ciò che sto vivendo in un libro.
Sfoglio il primo, il secondo, terzo...
Eccolo!
Lo apro. La magia si ripete.
Trovato!
Ancora una volta.
Mi macera questa attesa
Mi macera questa attesa
di non so cosa.
Questa sensazione di aver perso
qualcosa che non è mai
stata mia.
Questo insoddisfatto bisogno di indefinito.
Mi lascio marcire così
in queste segrete,
cercando di aprire
i miei sensi al mondo.
Venite notizie, informazioni, stimoli,
suoni, rumori, odori e colori.
Unitevi in un baccanale
ed ubriacatemi
stordendomi all’eccesso.
Regalatemi
Il dono della profezia
per vedere cosa sarò
nel futuro.
Vorticate la mia struttura
e sferzate le mie terminazioni nervose
frullando ogni mio atomo.
Interrompete però
questa visione
prima del risultato.
Fabrizio Cipollini, L’imitazione del silenzio, Paoletti D’Isidori Capponi Editori
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Parlare d' amore non è semplice. L' amore è l' essenza stessa della nostra forza vitale, anche quando ci conduce alla sofferenza, perché è proprio grazie ad essa che evolviamo nel nostro processo di crescita interiore. La nostra però è una società nella quale i sentimenti spesso vengono vissuti come minacce dalle quali fuggire impauriti, preferendo la “sicurezza” di un vivere superficiale che si limita a lambire i sentimenti, tutt’al più li evoca, ma senza mai penetrare davvero in essi. Moltissime persone parlano d’amore perché vogliono l’amore, allora lo sviscerano e lo analizzano in tutti i suoi aspetti, come se l’amore potesse essere ridotto ad un oggetto, ad uno strumento con relativo foglio di istruzioni da leggere e studiare: è sufficiente scorrere le pagine delle riviste che propongono articoli di “istruzione” del genere: “Capire l’amore in 5 mosse”. Eppure mi accorgo che quegli stessi uomini e donne che bramano l’amore, spesso non si dispongono ad offrirlo, a donarlo e a donarsi apertamente, perché hanno paura, paura di soffrire…quando finirà. Fabrizio, con la sua innata leggerezza e semplicità, tipica delle persone profonde, ci ha fatto dono in modo amorevole di una raccolta di sue poesie che mi ha emozionato e reso felice, risucchiandomi in un vortice di sensazioni indescrivibili. Tra le sue righe ho ritrovato il talento di un ricercatore intento ad indagare il senso delle emozioni autentiche dell’animo umano, una persona con il suo amore sincero verso le donne, privo di retro pensieri, preconcetti e pregiudizi, e proprio per questo universale. Tra i brani magistralmente letti da un’attrice ieri sera, in occasione della presentazione ufficiale del libro di fronte ad una moltitudine di persone che hanno occupato ogni angolo della magnifica “sala Docens” di Ascoli Piceno, ne ho scelto uno, nella cui intensità mi sono dapprima perso, per poi ritrovarmi in un susseguirsi di vuoto e di pieno d’animo. E, a giudicare dai volti e dal respiro di chi mi stava intorno, non sono stato il solo.
Lascia che sia marea
Ed allora…
Ed allora lascia…
Ed allora lascia che sia marea.
Lascia che la risacca allarghi i suoi confini,
che il termine e l’inizio del mare si confondano.
Permetti a questa mano di intrecciarsi con la tua.
Ed allora…
Ed allora lascia che sia marea.
Marea di sangue e di saliva
tremore tremendo, scoprendo il tuo corpo.
Aspro stupore nell’averlo scoperto.
Lascia che sia marea.
Lascia che le mie braccia
ti leghino a questo attimo.
Riflusso di saliva e di sangue.
Tremendo stupore, lasciando il tuo corpo.
Aspro tremore nell’averlo lasciato.
Ed allora…
Ed allora lascia che sia marea.
Lascia che la marea spazzi via
il nostro peccato,
che mondi la carne
lasciata ad asciugare alla luna.
FABRIZIO CIPOLLINI, "L'IMITAZIONE DEL SILENZIO", PAOLETTI D'ISIDORI CAPPONI EDITORI
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"Cos'è infatti la poesia se non il linguaggio di una Psiche che cerca forse una Madre, una carezza, un incontro per non finire nell'abbraccio di Persefone o meglio di una morte fredda senza aver prima vissuto il caldo tepore del proprio vivere."
Lina Ferrante
PENSIERI DI UN GIORNO QUALSIASI
Se dovessi perdermi
cercherei me stessa
per fiumi e monti
senza mai fermarmi
e dopo un lungo cammino
tornerei di nuovo a cercarmi
perché niente è superiore
al nuovo giorno
che nasce
insieme a noi.
C’E’
C’è un mondo
nel mio mondo
largo lungo
grande aperto
dove nascondo sempre
sogni e perché.
Non posso vederlo
né toccarlo
c’è un mistero intorno a lui
che non conosco.
Ma a me basta sapere che c’è
per arrivarci
con la mente
quando in realtà mi tradisce
ed io ho bisogno
di orizzonti sconosciuti
per ricominciare.
A tutto ciò che è
anche se solamente
nell’universo dell’inconscio
io dico grazie
per tante volte
in cui ho ricominciato
servendomi semplicemente
di un mistero.
La mia favola
iniziò
in un giorno qualsiasi
di noia
e continua
ancora oggi
nell’emisfero
più buio
del mio creato.
Lina Ferrante lavora come psicologa presso il Centro di Fisiopatologia della Nutrizione della ASL di Teramo ed ha raccolto nel libro "La poesia incontra la psicologia" (Mario D'Arcangelo Editore) - di cui "La mia favola" (con prefazione del dott. Paolo De Cristofaro) è un estratto - le poesie scritte dalle ragazze che in questi anni il Centro ha assistito e accompagnato nel loro percorso di consapevolezza e di guarigione.
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FABRIZIO CIPOLLINI
"L'alfabeto delle nuvole"
Poesie
UNIVERSO PARALLELO editrice
Mi torna in mente il giorno del primo incontro con Fabrizio. Era il 2004, ad Ascoli (o in Ascoli a detta dei suoi abitanti), città ricca di storia che emana dalla sua architettura una energia infinita: che sia il candore del suo travertino, capace di emozionarmi con i suoi riflessi cangianti?
Non a caso eravamo all’interno di un palazzo storico, in un’aula: io ero pronto ad iniziare un nuovo scambio - come amo definirlo - più che una giornata di formazione, ed avevo di fronte a me un gruppo di persone che non conoscevo, alcune delle quali, poi, sono diventate a me carissime.
Al momento delle presentazioni, una scoperta: Fabrizio Cipollini, poeta nell’animo, prima ancora che scrittore. Dal suo moleskine legge una prima poesia, poi altre. Alla fine del corso mi porta in regalo uno dei suoi libri: “L’alfabeto delle nuvole”. Nel tempo, leggendo e rileggendo i suoi versi, ho intravisto, proprio tra quelle nuvole, un uomo intento a scoprire la ragione del suo cammino.
La poesia si avvicina alle verità essenziali più della storia.
(Platone)
Mi ha fatto molto piacere vedere la segnalazione di alcune poesie, molto toccanti ed emozionanti, sui post precedenti. Il piacere, infatti, di leggere o di fare poesia è un piacere unico e singolare perché coinvolge il nostro stesso essere nella sua parte più intima e personale. Gli antichi greci usavano il verbo "poieo" per indicare l'atto di poetare, ma tale verbo veniva usato anche per indicare l'atto di creare. Ciò è molto significativo perché denota una sorta di legame tra l'atto (divino) della creazione e l'atto umano della creazione poetica. È indubbio che, infatti, il poeta sia un creatore di universi alternativi ed al contempo presenti nel nostro, visitabile attraverso le pagine ed al contempo diversamente distanti e differenti come differenti e distanti sono, per fortuna, le nostre sensibilità. "In principio era il verbo…" comincia così, infatti, il vangelo di Giovanni, dando testimonianza della potenza (auto)creatrice della parola. Non a caso, infatti, ho citato l'incipit del vangelo "più esoterico", perché l'idea della potenza creatrice della parola, attraverso l'antica pratica della gematria, è l'idea base della Quabbalah, (Cabala) ebraica. Anche la parola Quabbalah è significativa, poiché in lingua ebraica significa l'atto di ricevere la tradizione. Fortunatamente,in fatto di poesia, noi italiani non siamo secondo a nessuno poiché possiamo vantare dei campioni universali a cominciare da Dante Alighieri, non è un caso il successo di Benigni che recita magistralmente le cantiche più pregnanti della Divina Commedia, fino agli ultimi nobel come Quasimodo e Montale. Eppure siamo noi stessi a non sapere o a non studiare la nostra stessa tradizione. Sembra quasi che la nostra società sia pervasa da uno spirito iconoclasta per cui la tradizione è sinonimo di vecchio e vecchio equivalga a "brutto". Prendendo ad esempio l'opera di Eugenio Montale tranne quelle poesie scolasticamente note come "il male di vivere", in pochi conoscono altri componimenti, a torto considerati minori. Uno di questi si intitola "Ex Voto" e ve lo voglio regalare:
Accade che le affinità d'anima non giungano ai gesti e alle parole ma rimangano effuse come un magnetismo. É raro ma accade.
Puó darsi che sia vera soltanto la lontananza, vero l'oblio, vera la foglia secca piú del fresco germoglio. Tanto e altro puó darsi o dirsi.
Comprendo la tua caparbia volontà di essere sempre assente perchè solo così si manifesta la tua magia. Innumeri le astuzie che intendo.
Insisto nel ricercarti nel fuscello e mai nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre nel vuoto: in quello che anche al trapano resiste.
Era o non era la volontà dei numi che presidiano il tuo lontano focolare, strani multiformi multanimi animali domestici; fors'era così come mi pareva o non era.
Ignoro se la mia inesistenza appaga il tuo destino, se la tua colma il mio che ne trabocca, se l'innocenza é una colpa oppure si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me, di te tutto conosco, tutto ignoro.
Possiamo dire che ci vuole molto coraggio a dire che questa lirica sia un componimento "minore", visto la pregnanza di senso, la ricerca del ritmo e la cura certosina delle parole. Per adesso mi fermerei qui, ma prima di lasciarvi vorrei fare gli auguri di Buon Anno a tutti i lettori dei miei post su "Equilibri dinamici" ed anche ai curatori dello stesso, visto che non è sempre facile avere a che fare con me.
Alla prossima…
Fabrizio Cipollini
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I su e giu' della vita "Spero di rivederti presto", aggiunse il vecchio. "Mi ha fatto piacere la tua visita." Con ciò, gli strinse la mano e lo salutò. Il giovane era molto deluso all'idea di dover lasciare quel luogo splendido, ma si sentiva incoraggiato da quello che aveva trovato. Si disse che, in futuro, avrebbe guardato il lavoro e l'esistenza con occhi diversi. E sperava di riuscire a considerare il luogo in cui attualmente viveva come un'opportunità per scoprire quel lato positivo che si nasconde in ogni momento di crisi: solo così avrebbe potuto miglioirare le cose. Spencer Johnson, M.D. (Sperling & Kupfer)
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